Cronica carenza di risorse nel sistema Universitario Italiano: ecco il quadro tracciato dal Rapporto ANVUR 2016

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Risorse e finanziamenti: tematiche roventi e scottanti in Italia. Sia che si discuta di Scuola, di Università o di Sanità pubblica il solo nominar la “cronica carenza di risorse” apre (o riapre) ferite dell’orgoglio nazionale, mai completamente cicatrizzate.

Il Rapporto ANVUR 2016 analizza anche l’aspetto relativo alle risorse economiche del sistema universitario precisando che “il quadro complessivo del finanziamento non si discosta molto da quello presentato nel precedente Rapporto”. Il Sistema Universitario Italiano, già sotto-finanziato nella comparazione con gli altri Paesi, “dal 2008 ha subito una forte contrazione dei finanziamenti statali” ed anche per l’anno 2016, il finanziamento statale delle Università si assesta su valori di poco superiori al 2015. L’unica eccezione è rappresentata dall’innalzamento delle risorse per il diritto alla studio.

Rispetto agli altri Paesi Europei, il Sistema Universitario Italiano presenta un livello di tasse elevato e, purtroppo, problematiche croniche: “la principale criticità del Sistema di diritto allo studio è rappresentata dalla cronica carenza di risorse e dal fatto che, quelle disponibili, non sempre vengono erogate in maniera tempestiva” a cui si somma l’incertezza “circa la permanenza del sostegno da un anno all’altro”.

A questo quadro tutt’altro che radioso, va aggiunta una permanente eterogeneità (tra regioni e, all’interno delle stesse, tra i diversi atenei) nei requisiti di accesso e nei tempi di erogazione dei benefici. Il 47,3% della spesa regionale per gli interventi di sostegno agli studenti è coperto dalla tassa universitaria regionale; negli ultimi anni quest’ultima è stata elevata a 140 euro nella maggior parte delle regioni”.

Un Ateneo però, non può reggersi solo attraverso finanziamenti economici (certamente rilevanti, come abbiamo appena appurato) ma deve poter contare anche su preziose risorse umane: la composizione del corpo docente, nell’ultimo decennio, è stata profondamente modificata.

A partire dal 2008, vi è stata una significativa contrazione del numero dei docenti compensata solo parzialmente, dall’inserimento dei cosiddetti RDT (Ricercatori a Tempo Determinato) ed inoltre, solo l’inserimento di altri studiosi con contratti di collaborazione a tempo determinato (e, spesso, retribuiti in maniera non soddisfacente) ha permesso di sostenere i maggiorati carichi di lavoro. Non si può non concordare sul fatto che “questo rappresenti un indebolimento della capacità didattica dell’intero Sistema Universitario” a cui si somma sia il progressivo aumento dell’età media dei docenti e sia l’impossibilità, da parte del personale di ruolo (soggetto a contrazione d’organico), di coprire l’offerta formativa.

Un quadro spinoso e poco confortante quello che emerge dal Rapporto ANVUR 2016 … Ma come ogni umana cosa, tutto può evolvere. Anche le questioni più complesse. Le quali andrebbero affrontate con la concreta volontà di miglioramento e non col disfattismo o lo svilimento del “tanto nulla potrà cambiare”. Voi che ne dite?

Francesca Magno

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