Open Access accademico: in quali ambiti si può applicare?

 

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Per Open Access si intende il libero accesso ai risultati della ricerca scientifica, nei più disparati ambiti, da quello medico, economico-giuridico, tecnico e umanistico. Settori che, nell’era del progresso digitale, non sono di certo svincolati l’uno dall’altro.

Come scrive Stevan Harnad in “Opening Access by Overcoming Zeno’s Paralysis”, la ricerca è un lento processo cumulativo e collettivo. Raramente si verificano delle scoperte che da sole conducono alla cura del cancro o all’abbassamento del riscaldamento globale.

La ricerca di base produce dati e applicazioni per continuare a sviluppare altra ricerca. Affinché ciò avvenga, i risultati degli studi devono essere accessibili e soprattutto riutilizzabili.

http://eprints.soton.ac.uk/262094/2/harnad-jacobsbook.pdf

Infatti, ciò che potrebbe sembrare irrilevante in certo ambito, se analizzato da una diversa prospettiva o con una tecnica differente, potrebbe rivelarsi una grande scoperta. Non a caso il Data e il Text meaning, l’analisi massiccia delle informazioni che, più o meno consapevolmente, diffondiamo ogni giorno in Rete, sono fondamentali per le moderne società; consentono di indagare i bisogni specifici delle comunità, comprendere meglio la natura umana, e sviluppare tecnologie mirate. http://www.cineca.it/sites/default/files/DataM.pdf

In questo senso la raccolta, l’elaborazione e la valutazione dei dati sono tra i fini anche delle Pubbliche amministrazioni. Sebbene l’Open Access nasca in ambito universitario, anche le PA investono tempo, personale e soldi, in ricerche e studi i cui risultati sono di interesse pubblico. Diffonderli, quindi, nel modo più ampio possibile, sarebbe auspicabile sia per una maggiore trasparenza, che per abbassare i costi della burocrazia.

Attualmente buona parte della documentazione della Pubbliche amministrazioni è online, ma manca un coordinamento fra i siti e fra le informazioni; insomma, se non conosci i termini esatti della tua ricerca, difficilmente riuscirai a raccapezzarti tra i documenti istituzionali. L’Open Access di fatto agevolerebbe l’interoperabilità e la rintracciabilità dei dati, soprattutto chiarirebbe quale uso è consentito farne. http://eprints.rclis.org/10902/1/open_access_e_pubblica_amministrazione_(roma_novembre_2007).pdf

Alcuni esempi di buone pratiche di Open Access sono rappresentati dall’archivio dell’Istituto Superiore di Sanità, con più di 2000 pubblicazioni, e dalla banca dati del CNR disponibile anche per realizzare il deposito legale a richiesta.

Concludiamo questo breve escursus tra gli ambiti di applicazione dell’Open Access accademico, soffermandoci sul settore che ne è forse il diretto prodotto, o per lo meno quello che ce ne mostra i vantaggi più concreti, l’e-Learning. La formazione telematica ha abbassato le barriere di accesso all’istruzione e grazie all’OA consente a chiunque, da qualsiasi parte del mondo provenga e di qualsiasi estrazione sociale, di accedere a pubblicazioni di altro profilo.

Molte università, istituzioni e fondazioni private pubblicano ora le loro ricerche tramite Open repository. Parliamo di eccellenze come Harvard, il MIT, l’University College di Londra, che ormai di prassi organizzano corsi online aperti, i cosiddetti MOOC, coprendo molte discipline, tra cui le scienze, le arti, l’economia. Una tendenza iniziata nei primi anni 2000 e che sembra destinata a continuare.

Secondo quanto riportato da Wikipedia, uno studio pubblicato nel 2010 ha mostrato che circa il 20% degli articoli dei ricercatori, sottoposti a revisione paritaria, possono essere ritrovati ad accesso aperto. Le scienze della terra rappresentano la quota più alta, con il 33% di OA. https://it.wikipedia.org/wiki/Open_access#Statistiche_di_adozione

È una buona notizia, visto che i ricercatori stimano che il Pil globale potrebbe crescere di circa 3 miliardi di dollari in più solo grazie agli Open data, soprattutto quelli prodotti in ambito accademico e scientifico.

@sonialombardo

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