L’Università italiana nel rapporto ANVUR 2013: fotografia di un ritardo colmabile

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Ogni due anni, l’ANVUR, redige un rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca corredato da interessanti raffronti internazionali.

In attesa della presentazione del prossimo rapporto prevista per il 24 maggio 2016 alle ore 15.00 presso l’Auditorium Antonianum a Roma, vi proponiamo una fotografia di quanto emerge sul sistema universitario italiano.

Nel rapporto ANVUR 2013 vengono presi in esame molti dati interessanti arricchiti da numerosi grafici ma non potendo trattare in maniera esaustiva l’ampia materia oggetto del Rapporto ci limiteremo ad analizzare qualche dato e, per ogni approfondimento, vi rimandiamo a visionare il Rapporto completo.

Il primo capitolo, dedicato ai “Laureati in Italia nel confronto internazionale” e redatto dal CNVSU (Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario), evidenzia la criticità relativa alla realizzazione di confronti omogenei tra i sistemi universitari dei diversi Paesi europei a causa di informazioni non sempre paragonabili in maniera agevole.

Il profilo dell’Italia appare, fin da subito, in ritardo rispetto ai Paesi presi in esame collocandosi tra gli ultimi posti per quota di popolazione in possesso di un titolo di istruzione terziaria ed evidenziando un alto tasso di abbandono durante il percorso universitario. A questi primi due dati, si aggiunge un terzo: l’assenza del parametro ISCED 5b ovvero l’assenza di corsi a carattere professionale con, di contro, l’imperante presenza di “corsi a prevalente contenuto teorico”.

Dall’analisi realizzata nel Rapporto, il ritardo italiano è riconducibile anche a carenze presenti nell’istruzione secondaria e terziaria che non riesce a svolgere in maniera adeguata il proprio ruolo di orientamento ed inserimento dei giovani all’interno dei percorsi universitari. Quindi, il ritardo italiano è una naturale conseguenza del più generale ritardo dell’intero Paese “nell’innalzare il livello di istruzione nei gradi inferiori della scuola primaria e secondaria consentendo così, ad ampi strati della popolazione di accedere all’istruzione terziaria”. A ciò si aggiungono un bassissimo ingresso di studenti stranieri (in molti altri Paesi, l’entry rate è sostenuto proprio da un cospicuo afflusso di questi ultimi), un basso tasso di studenti di età matura che decidono di intraprendere un percorso universitario a cui corrisponde l’età media più bassa d’Europa degli immatricolati. Infine, alla complessa fotografia del nostro Paese va aggiunta l’alta percentuale di fenomeni di dispersione universitaria (abbandoni, inattività, ritardi negli studi, ecc.).

La strategia di Lisbona e la strategia Europea 2020 hanno fissato gli obiettivi e gli indicatori per la cooperazione europea nel settore dell’Istruzione e della formazione prevedendo sia azioni comunitarie che azioni programmatiche da parte delle singole politiche nazionali.

Con riferimento all’istruzione terziaria, per l’intera Unione Europea è stato definito l’obiettivo di innalzare la quota dei laureati nella popolazione compresa tra i 30 e i 34 anni al 40% entro il 2020” e l’Italia ha definito un obiettivo del 26% cioè una quota di circa 4 punti superiore a quella del 2012.

Il quadro che dipinge la situazione universitaria italiana è tutt’altro che soddisfacente ma, a onor del vero, va precisato che il Rapporto ANVUR evidenzia i molti progressi realizzati dal nostro Paese pur sottolineando che “anche qualora si riuscisse a raggiungere l’obiettivo fissato, l’Italia manterrebbe un ritardo notevole rispetto alla media europea”.

A questo punto, non ci resta che attendere il prossimo Rapporto ANVUR!

Curiosi di “vedere la prossima istantanea dal mondo universitario”?

Francesca Magno

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