Le 4 W dell’Open access: chi, cosa, come, perché pubblicare con Accesso Aperto?

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Il movimento Open Access, sempre più diffuso a livello mondiale, rimane perlopiù sconosciuto alle persone che non frequentano l’ambito accademico… Vi state chiedendo “perché”?
La risposta è in uno dei principi stessi dell’OA, nella prima “W”, ossia cosa: le pubblicazioni ad accesso aperto sono pubblicazioni relative alla ricerca, sia essa scientifica o umanistica.
Questo segmento editoriale, infatti, coinvolge esclusivamente le università e gli istituti scolastici favorendo la circolazione di lavori, dati, ricerche, risultati e mettendoli a disposizione della comunità scientifica internazionale, così che possa trarne vantaggio in diversi modi.

L’Open Access è nato proprio con lo scopo di favorire lo sviluppo della ricerca (siamo alla seconda “W”, perché) e questo è anche uno dei suoi principi: aumentando la circolazione delle produzioni si favoriscono automaticamente il dibattito proficuo sui lavori più recenti e una collaborazione anche a distanza.

Questa branca dell’editoria si occupa di pubblicare e divulgare testi che nell’editoria classica non sono retribuiti economicamente, ma che portano numerosi vantaggi al proprio padre intellettuale creando una vibrante cassa di risonanza attorno a lui e al suo operato (terza “W”, chi) e, qui, la domanda sorge spontanea: sfruttando l’OA e usandolo come canale di diffusione dei risultati di ricerche finanziate soprattutto da fondi pubblici, si perde il diritto d’autore?
Come scritto nell’articolo dedicato alle origini del movimento i ricercatori mettono a disposizione di tutti i frutti del proprio lavoro, tuttavia non ne perdono la proprietà intellettuale! Ecco, quindi, un altro dei principi guida dell’accesso aperto.
Ma chi può pubblicare? Tutti? Si e no: chiunque abbia capacità e titoli idonei e segua un progetto di interesse generale può diffondere il proprio operato e diventare autore. Tuttavia l’effettiva pubblicazione avviene solo dopo che il comitato preposto alla peer review ha validato il lavoro (quarta “W”, come), instaurando quel circolo che permette alla dialettica di seguire il suo naturale corso, portando ogni lavoro ad essere sintesi e premessa allo stesso tempo.

Proprio di filosofia, morale e politica si tratta! L’Accesso Aperto, infatti, trae le sue origini dalla necessità di creare un dibattito libero, aperto, gratuito e di facile accesso: solo dal confronto, da una conversazione polifonica, possono nascere nuove idee, che si tratti di un periodo di “scienza normale” o di “rivoluzione scientifica, come sosteneva T. Khun nel suo La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962).

Giada Piantanida

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