Il danno da procurato fallimento al vaglio della suprema corte: un’occasione perduta

istantEbook1

La sentenza n. 12167 del 18 giugno 2015 della Cassazione ha riproposto l’attenzione degli operatori su di un profilo particolarmente dibattuto ed attuale di responsabilità civile: il c.d. danno da procurato fallimento, in cui una parte non adempiendo una propria obbligazione causa il fallimento dell’altra.

Infatti, è sempre più frequente che, a séguito dell’inadempimento di controparte, un imprenditore si trovi in una precaria situazione economica e in una insormontabile crisi di liquidità; in tali casi, la responsabilità della parte debitrice può aggravarsi, soprattutto se tale prospettiva si incardina in un contesto economico fragile come quello attuale.

Come noto, invero, allorquando l’imprenditore sia sottoposto a procedura concorsuale, s’è possibile provare il nesso di causalità fra l’inadempimento di controparte e lo stato di dissesto economico, la parte inadempiente deve ristorare tutti i danni in cui l’impresa sia incorsa1.

Sotto questo profilo, risulta di qualche interesse la sentenza n. 12167 del 18 giugno 2015, in cui la terza sezione civile della Corte di Cassazione si è trovata a dover conoscere d’una controversia riguardante, tra gli altri, tale profilo di danno; tuttavia, la Suprema Corte, per gravi vizî formali del ricorso, ne ha dichiarata l’inammissibilità, senza così esprimersi sugli aspetti sostanziali della contesa che non risultano in tal modo negati.

Ben più interessanti sono, invece, le sentenze di merito dei due gradi precedenti.

Il giudice di prime cure, ossia il Tribunale di Pescara, infatti, con la sentenza n. 1481 del 28 luglio 2003, in una causa fra due imprese di cui una condotta al fallimento dall’inadempimento dell’altra, si è per primo espresso sul quantum del risarcimento individuandolo in 500.000 euro e individuando le singole voci che compongo il danno in questione nella perdita di avviamento commerciale, nella dispersione delle maestranze (e del know how, n.d.r.)e, nel caso di specie, nell’essere sfumate le trattative di cessione dell’azienda (che potrebbe essere avvicinato a perdite di chance o della c.d. perdita dell’affare). Ad avviso di chi scrive sarebbe poi lecito aggiungere i costi della procedura e i costi di un eventuale finanziamento etero-aziendale per sopperire al mancato introito che era atteso. Nella decisione, il giudice ha altresì menzionato la teorica possibilità di ottenere il risarcimento dei mancati guadagni che avrebbero potuto essere conseguiti, laddove l’impresa debitrice avesse adempiuto in termini; ma, tale domanda risarcitoria è stata, tuttavia, respinta, perché non sorretta da alcuna prova2.

A séguito dell’appello della parte soccombente, che si doleva dell’errata applicazione del nesso di causalità e della mancanza di prevedibilità dell’evento fallimento, con la sentenza n. 1097 del 5 luglio 2011, la Corte di Appello dell’Aquila ha invece caratterizzato la fattispecie, delineandone i requisiti costitutivi nella esistenza di un nesso di causalità tra l’inadempimento e il fallimento e nella prevedibilità o financo conoscibilità delle conseguenze.

In particolare, la Corte di Appello ha avuto modo di esprimersi sull’applicazione dell’art. 1225 c.c., in tema di prevedibilità del danno, rigettando la domanda di risarcimento, perché non risultava provato – né tantomeno allegato – che, al momento del dovuto adempimento, la situazione d’insolvenza della [creditrice] fosse conosciuta o conoscibile per la [debitrice], essendo esclusa la natura dolosa dell’inadempimento.

per scaricare l’ebook completo dell’articolo con tutte le ultime disposizione clicca qui

1 Sia consentito, richiamare per una prima presentazione di tale tesi in dottrina, Borroni, IL DANNO DA INADEMPIMENTO DEL COMMITTENTE: PER UNA RICOSTRUZIONE EVOLUTIVA DELL’INADEMPIMENTO DELL’OBBLIGAZIONE PECUNIARIA. SPUNTI DI DIRITTO COMUNITARIO E COMPARATO, 2010, http://www.osservatorioappalti.unitn.it/.

2 La copiosa e articolata giurisprudenza in tema di danno da mancata disponibilità di una somma di denaro avrebbe probabilmente offerto spunti interessanti di riflessione in tale contesto.

Lascia un commento

  • Acquisti online

    24h/48h/72h – 5/7 giorni con SDA e Poste italiane raccomandata