Open access accademico: origini e sviluppi

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Recente ma ricca è la storia dell’Open Access, movimento nato intorno al 1999 con la fondazione dell’OAI.

Nel 1990 Tim Berners Lee lancia il World Wide Web e questo rende possibile la pubblicazione delle prime riviste online gratuite nel 1991, stesso anno in cui Paul Ginsparg dà vita ad arXiv, il primo archivio aperto.
Ma che cos’è l’Open Access? E’ un movimento nato nel mondo accademico come risposta concreta alla crisi del modello editoriale scientifico, con lo scopo di permettere la circolazione sul web di informazioni relative alla ricerca scientifica e utili alla sua crescita in modo immediato e gratuito.
Ognuno può, quindi, pubblicare i risultati del proprio lavoro per contribuire allo sviluppo del sapere e la garanzia di qualità è affidata alla peer review, permettendo anche ad altri di collaborare offrendo il proprio contributo.
In questo nuovo modello di editoria i documenti vengono depositati in archivi istituzionali e pubblicati in riviste Open Access, garantendo massima visibilità della produzione intellettuale all’interno della comunità scientifica.

Ma torniamo alla nostra storia! Il 1999 è un anno indimenticabile: nasce OAI (The Open Access Initiative) che si impegna a sviluppare e promuovere standard di interoperabilità che supportino e facilitino la pubblicazione efficiente di contenuti. Tre anni dopo, nel 2002 è il momento del Budapest Open Access Initiative (BOAI): il giorno di San Valentino viene pubblicata la definizione di Open Access nel manifesto comunemente considerato l’atto costitutivo del Movimento. Nel documento vengono proposte le linee guida relative alle strategie di realizzazione (Green road e Gold road) e il suo scopo chiama in causa tutte le discipline e tutti i Paesi.

A questa prima dichiarazione ne sono seguite altre due nel 2003: il Bethesda Statement on Open Access Publishing (Dichiarazione di Bethesda) e la Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities (Dichiarazione di Berlino) nelle quali vengono definiti i due requisiti fondamentali che una pubblicazione OA deve rispettare:

a. “garantire a tutti i possibili utenti il diritto di accesso gratuito e l’autorizzazione libera, irrevocabile, estesa e perpetua, a riprodurre, scaricare, distribuire, stampare per uso personale l’opera dell’ingegno di cui l’autore rimane unico detentore dei diritti materiali e immateriali, purché ne sia riconosciuta la paternità intellettuale”;
b. “essere depositata in un archivio in linea che impiega standard tecnici adeguati e in un formato elettronico che rispetti uno standard riconosciuto a livello internazionale”.

In Europa il movimento è sostenuto dall’Unione Europea e in Italia dal CRUI che, nel 2004, promosse il convegno «Gli Atenei italiani per l’Open Access: verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca». E’ in questa occasione che gli Atenei italiani si impegnano a promuovere i principi dell’Open Access firmando la Dichiarazione di Messina.

In Italia la regolamentazione arriva nel 2013, quando il 3 ottobre viene approvata la Legge 7 ottobre 2013 n.112, una norma che garantisce l’accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici e l’anno successivo, con la Road Map 2014-2018 (Messina), gli Atenei italiani si impegnano a sostenere l’attuazione di politiche istituzionali per lo sviluppo dell’Open Access, ma quale sarà lo sviluppo del movimento?

E gli sviluppi? Come ogni movimento anche l’Open Access non si ferma mai: il moto perpetuo, la produzione e pubblicazione, rispecchiano l’insaziabile sete di sapere che caratterizza l’uomo e proviamo a immaginare come saranno le pubblicazioni del futuro… come sostiene Jean-Claude Guédon “It may be a surprise to discover that the very notion of “journal” may act as a form of blockage, but this is the case if the journal is taken as a proxy of the Great Conversation”.
Giada Maddalena Piantanida

Editoria accademica, c’è un futuro?

Riforma universitaria, avvento del mercato digitale, fatturati in contrazione, calo delle immatricolazioni, calo delle pubblicazioni e possiamo ancora continuare.

Nell' ultimo triennio l'editoria accademica ha subito un calo in libreria del 18,3 per cento, oggi vale qualcosa come 180 milioni. Ma come è potuto accadere?
Quelche risposta possiamo provare a darla: trentamila immatricolati in meno in un triennio. La sempre più spiccata inclinazione dei ragazzi a non fare differenza fra cartaceo e digitale, dice AIE, conferma anche che i cosidetti nativi digitali sono sempre più inclini a ricercare i mezzi più utili ai loro scopi ma non in base al supporto (cartaceo/ebook) ma in base al contenuto.
Esistono ancora delle sacche di resistenza come economia, giurisprudenza e medicina ma sono in netto calo le scienze sociali, filosofiche e le scienze umane.
Abbiamo anche un grosso problema nella pirateria, si stima che ogni anno si perdono circa 300 milioni di euro a causa di fotocopie illegalie o stampe abusive di libri, basti pensare che il fatturato annuo delle fotocopie legali in Italia è di 3 milioni, quando in Francia è di 50, in Germania 130...
Non una sola causa quindi, ma nel futuro dell'editoria accademica tanti aspetti sembrano giocare a suo sfavore e sono tutti il sintomo dei cambiamenti e delle trasformazioni in atto.

Donato Corvaglia

fonti: AIE.it

Libellula all’Università di Siena – 3 giugno ’15

Nel cortile del Rettorato gli incontri aperti alla città del ciclo “Il nostro cibo. La nostra storia, il nostro futuro” organizzati in occasione di EXPO2015

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In occasione del ciclo di eventi “Il nostro cibo. La nostra storia, il nostro futuro” 

Il rapporto tra cibo e religione sarà al centro dell’incontro organizzato mercoledì 3 giugno all’Università di Siena “Alimentazione, diritti e religioni. Questioni sociali e mercato alimentare nella società multiculturale”.

L’incontro, organizzato e introdotto dal professor Marco Ventura, esperto di diritto delle religioni del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Siena, si propone di approfondire da un lato la dimensione storico-antropologica di un tema di crescente importanza per la società occidentale secolarizzata e multiculturale, e dall’altro le sue implicazioni giuridiche.

La storica Mariachiara Giorda, dell’Università di Milano Bicocca e il giurista Antonio Chizzoniti, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, entrambi esperti di teoria e pratica dell’incontro tra cibo e religione,  presenteranno i problemi e illustreranno le possibili soluzioni per il miglior equilibrio tra eguaglianza e diversità, mercato e diritti.

Concluderà l’intervento della professoressa Sonia Carmignani, che insegna Diritto alimentare e Diritto agro-ambientale e del territorio presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Ateneo.

A partire dalla diffusione della cucina etnica e degli effetti del processo di globalizzazione sul cibo, considerando il significato e il simbolismo culturale ad esso legato e “l’identità alimentare” che ne discende, si parlerà dell’uso rituale del cibo e delle norme alimentari che caratterizzano i dettami e le pratiche di molte confessioni religiose con la sempre più ampia domanda di cibo religiosamente conforme, temi direttamente correlati con le attività di produzione, distribuzione e commercializzazione.

L’incontro si terrà nel cortile del Rettorato, in via Banchi di sotto 55, a partire dalle ore 17, all’interno del ciclo “Il nostro cibo. La nostra storia, il nostro futuro”, organizzato dall’Ateneo senese per accompagnare il percorso di Expo 2015.

Al termine sarà offerto un aperitivo a base di prodotti del territorio.

Maria Chiara Giorda, studiosa e docente di Storia delle religioni, ha conseguito il dottorato di ricerca in Sciences Religieuses all’Ecole Pratique des Hautes Etudes della Sorbonne di Parigi: si occupa di pluralismi religiosi e dell’incidenza delle religioni negli spazi pubblici. E’ coordinatrice scientifica della Fondazione Benvenuti in Italia, per la quale dirige attività e progetti sul ruolo pubblico delle religioni e sul rapporto tra cibo e religione, in particolare nelle mense pubbliche. E’ assegnista EXPO 2015 all’Università Milano Bicocca per un progetto di ricerca su mense scolastiche e pluralismo religioso. Tra le sue ultime pubblicazioni, Religioni ed economie (Mimesis, 2014) e, con Sara Hejazi, Luoghi e spazi sacri (Morcelliana, Humanitas, 2014) e Monaci senza Dio (Mimesis, 2014).

Antonio Chizzoniti è direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche, Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza e docente di diritto ecclesiastico. Ha sviluppato e diretto dal 1997 al 2013 l’Osservatorio delle Libertà ed Istituzioni Religiose,  www.olir.it. Ha pubblicato vari scritti in tema di cibo e religione. In particolare ha curato con Mariachiara Tallacchini il volume Cibo e religione: diritto e diritti (Libellula edizioni, 2010) di cui è in preparazione una nuova edizione.

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Ogni volta è un pò un come un nuovo inizio, dopo la pausa estiva si ricomincia l’anno lavorativo e quello accademico sempre con maggiore energia e voglia di concludere l’anno in bellezza, abbiamo scelto settembre proprio per questo e così, noi, siamo pronti a ripartire.

Con una nuova offerta editoriale, un nuovo sito e tantissime altre importanti novità come una distribuzione nelle librerie molto più capillare o la possibilità di monitorare le vendite autonomamente…

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