Academia.edu: quando il social si fa scientifico, ed i ricercatori diventano socievoli

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Academia.edu, un social media proprietario, è stato lanciato nel settembre del 2008 da Richard Price come piattaforma su cui ricercatori e studiosi hanno la possibilità di condividere le proprie ricerche, monitorare l’impact factor grazie a un pagina di analytics, tracciare le ricerche di altri studiosi che seguono.

Dal proprio profilo personale, simile a quello di Facebook, si possono uploadare articoli, pubblicazioni in pdf, saggi, rimandare a un proprio testo su Google Books. Ogni upload viene monitorato e Academia.edu invia una notifica tramite mail ogni qualvolta il profilo personale o un articolo sono visitati: gli analytics forniscono giorno e ora del contatto, motore di ricerca, keywords e nazionalità di chi ha visitato il contenuto.

Come LinkedIn, questo social media mette in contatto professionisti accomunati da interessi, progetti, ambiti di studio; come Facebook, promette (e mantiene) visibilità immediata delle proprie pubblicazioni.

Ad oggi Academia.edu conta 32.236.894 accademici iscritti, e un numero davvero notevole di papers, che supera i 9.0000 ed è in continua crescita; i visitatori unici sono oltre 36 milioni… una numerica da leccarsi baffi e che fa invidia a ogni archivio istituzionale!

Nonostante il suo dominio “.edu” possa tratte in inganno, Academia è un progetto commerciale, che ha raccolto oltre 17 milioni di dollari da diversi investitori e che si pone come strumento ad uso dei ricercatori, condividendo, almeno in teoria, lo scopo principale del movimento Open Access: quello di dare ai ricercatori e alle proprie opere massima visibilità, con possibilità di peer review anche immediata.

Tuttavia, come social media proprietario, Academia.edu non ha nulla a che fare con i repository open access e la questione è al centro della “battaglia”. Tanto che L’Office of Scholarly Communication dell’University of California ha sentito la necessità di pubblicare un articolo (A social networking site is not an open access repository) per mettere a conoscenza i professionisti dei rischi che corrono pubblicando in un social media proprietario, primo fra tutti il rischio di fallimento.

Come ogni impresa privata potrebbe fallire o essere acquisita da altri e, in tal caso, tutte le pubblicazioni scomparirebbero insieme alla piattaforma.

A differenza dei repository e degli archivi aperti istituzionali e disciplinari, pubblici, Academia.edu ha come scopo principale il guadagno e quali vie potrebbe prendere un social network di questo tipo per aumentare il giro d’affari? Una prima strada è il pagamento, da parte degli utenti, di una somma per l’iscrizione.

Un secondo rischio riguarda il diritto d’autore: i ricercatori che pubblicano su Academia.edu autorizzano l’azienda a produrre opere derivate dai loro lavori firmando le policy di iscrizione, quindi gli autori rischiano di essere “derubati” del proprio lavoro. Inoltre, Academia può vendere dati a terzi: nonostante il CEO abbia affermato che la vendita dei dati è volta solamente al miglioramento della qualità delle decisioni di istituzioni di ricerca e sviluppo, i rischi di questa vendita non sono da sottovalutare. Come sostiene Gary Hall, il movimento Open Access viene aggirato dalle logiche finanziarie di sfruttamento dei flussi di dati generati dagli accademici: una quantità di dati non comparabile a quella di archivi istituzionali, che mette a serio rischio i principi dell’OA.

Il dibattito rimane aperto e il campo di battaglia non è neutrale… Da un lato Academia.edu o altri social media proprietari come ResearchGate potrebbero rappresentare un nuovo modo di fare Accesso Aperto, rispondendo alle necessità di visibilità, carriera, reputazione, auto-promozione degli accademici; dall’altro gli obiettivi dell’Open Access sono ben diversi. Pubblicare il proprio lavoro su un social media proprietario è eticamente e politicamente molto diverso rispetto alla pubblicazione su archivi ad accesso aperto istituzionali perché lo scopo, appunto, non è più quello di mettere il proprio lavoro a disposizione di tutti, apertamente e gratuitamente, in modo che possa avere una rapida diffusione volta al progresso della ricerca e delle conoscenza!

L’uomo è per sua natura vanitosa, ma come Dante ha scritto nella sua Divina Commedia, forse, dovremmo considerare che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

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