Giugno 2016

Biblioteche intelligenti: stop polvere e silenzio, si riparte dalla creatività!

Old books on library shelves

Biblioteche intelligenti: capaci cioè, di scegliere nuovi percorsi, assumendosi gli oneri ed i rischi del cambiamento. Dopotutto, “intelligente” deriva dal latino inter (fra) lègere (scegliere) e sin dal suo etimo suggerisce “una sorta di saggezza, efficace e concreta, che si manifesta nel modo di acquisire e utilizzare conoscenze e nel gestire le situazioni in cui ci si trova”.

Chi, almeno una volta nella vita, non ha associato al luogo di consultazione per eccellenza del patrimonio librario ad un’immagine mentale vetusta, polverosa e silenziosa? Suvvia, non sentiamoci colpevoli… Averlo fatto, non fa di noi dei pessimi lettori!

A nostra discolpa, possiamo aggrapparci al fatto che le Biblioteche sono state per lungo tempo dei veri e propri templi di conservazione, intesa non solo come conservazione fisica del materiale cartaceo ma anche come resistenze conservative rispetto all’evoluzione tecnologica. Innovazione e creatività, nel settore bibliotecario richiedono un atto di coraggio per giungere alla rottura con gli schemi precedentemente adottati… Oltre che, ovviamente, la presenza di fondi e sovvenzioni. Il che non significa che la “biblioteca tradizionale” non abbia il suo grande valore: tutt’altro. Agli aspetti tradizionali però, andrebbero aggiunti elementi e servizi capaci di stare al passo coi tempi e con le esigenze dell’utenza. E, a onor del vero, esistono delle realtà interessanti.

Due esempi dal mondo: la Biblio Tøyen di Oslo e la Biblioteca di Quintanalara. Nel primo caso, si tratta di una Biblioteca dedicata ad un pubblico d’età compresa tra i 10 ed i 15 anni e già la scelta del target è di per sé un’innovazione: va a sopperire alle carenze del sistema scolastico norvegese. E’ una Biblioteca intelligente perché, tenendo conto della tipologia di utenza, consente attività teatrali e musicali, ammette attività di cucina e coding, oltre che l’utilizzo di stampanti 3D e costruzioni Lego. Ma non è tutto. I libri, organizzati per argomenti e non per ordine alfabetico, vogliono accrescere il fluire delle passioni e della creatività. Questo però, comporta qualche difficoltà nel reperire titoli specifici sugli scaffali e per risolvere l’inconveniente, la Biblio Tøyen di Oslo sta mettendo a punto un sistema di mappatura basato sui TAG RFID che verranno inseriti in ciascun libro e saranno letti da un drone che ne garantirà una facile localizzazione.

Nel secondo caso, la Biblioteca di Quintanalara (Spagna) conta ben 16.000 titoli per appena 33 abitanti. Sembrerebbe un incredibile paradosso… Eppure, l’immenso patrimonio librario dovuto anche ad aiuti spontanei, è affiliato all’interno della rete internazionale di Bookcrossing.com che consente una mappatura nel mondo di tutti i titoli oggetto di scambio e prestito. Inoltre, il luogo fisico in cui è stata inaugurata la Biblioteca è l’antica Probara: qui, un tempo, venivano ospitati vagabondi e viaggiatori ed è stata scelta con l’intento di farla diventare anche un’attrattiva turistica. Un matrimonio intelligente tra valorizzazione del territorio, cultura e tecnologia.

La creatività dunque, associata all’effettiva volontà di superare le barriere trasformandole in opportunità, segneranno una ripartenza del settore bibliotecario anche in Italia? Voi cosa ne pensate?

Francesca Magno

Nuovo rapporto ANVUR 2016: punti di forza e criticità del Sistema Universitario italiano

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Come vi avevamo anticipato nel precedente articolo, il 24 maggio è stato presentato il nuovo rapporto biennale redatto dall’ANVUR sul Sistema Universitario e della Ricerca. Anche in questo caso, non potendo trattare l’ampia materia in maniera esaustiva vi rimandiamo alla consultazione del Rapporto 2016 attualmente pubblicato nella versione sintetica.

Le analisi e le comparazioni presenti nel documento permettono di tracciare il nuovo profilo del Sistema Universitario Italiano contraddistinto da molteplici punti di forza e da persistenti criticità.

I numerosi sforzi realizzati durante l’ultimo decennio hanno determinato un buon posizionamento internazionale dei risultati ottenuti dalla nostra ricerca universitaria e va sottolineata anche la capacità complessiva del Sistema Universitario “di erogare una didattica di qualità nonostante l’alto rapporto studenti/docenti con una spesa pro-capite relativamente contenuta”. Di contro però, la progressiva diminuzione dei fondi accessibili alla ricerca scientifica e umanistica, l’ampio divario tra gli Atenei del Paese, l’insufficienza dei fondi per il diritto allo studio, la diminuzione del corpo docente e le difficoltà ad affermarsi della figura del ricercatore a tempo determinato, rappresentano criticità quasi croniche per il Sistema Universitario Italiano.

Nonostante ciò, il ritardo del Sistema Universitario italiano evidenziato nel Rapporto ANVUR 2013 è stato parzialmente colmato; numerosi però, sono gli sforzi ancora da attuare poiché “senza un aumento complessivo delle risorse investite nella formazione terziaria e nella ricerca e senza una maggiore diversificazione dell’offerta formativa appare difficile conseguire gli obiettivi della strategia EUROPA 2020 rischiando di rimanere lontano dagli altri Paesi Europei”.

Il cambiamento più rilevante rispetto al periodo preso in esame nel precedente Rapporto è dato “dalla ripresa delle immatricolazioni soprattutto nella fascia più giovane” anche se non vi è, nella distribuzione territoriale, una reale omogeneità del fenomeno. Si è registrato anche un netto miglioramento nei dati relativi alla regolarità degli studi sia per quanti terminano i percorsi universitari nei tempi previsti sia per quanto concerne la dinamica degli abbandoni precoci. Inoltre, anche dal Rapporto ANVUR 2016 emerge l’urgenza di misure capaci di determinare un innalzamento del livello d’istruzione degli studi per i cittadini stranieri.

In conclusione, l’istantanea scattata dal Rapporto ANVUR 2016 ritrae il nostro Sistema Universitario come una sorta di fenice: capace di risorgere dalle proprie ceneri e caratterizzato da una resiliente volontà di miglioramento ma non ancora capace di colmare completamente il divario con i restanti Paesi Europei.

In base alla vostra esperienza nel settore universitario, cosa ne pensate dei ritratti emersi dai due Rapporti ANVUR?

Francesca Magno

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