maggio 2016

Open Access accademico: in quali ambiti si può applicare?

 

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Per Open Access si intende il libero accesso ai risultati della ricerca scientifica, nei più disparati ambiti, da quello medico, economico-giuridico, tecnico e umanistico. Settori che, nell’era del progresso digitale, non sono di certo svincolati l’uno dall’altro.

Come scrive Stevan Harnad in “Opening Access by Overcoming Zeno’s Paralysis”, la ricerca è un lento processo cumulativo e collettivo. Raramente si verificano delle scoperte che da sole conducono alla cura del cancro o all’abbassamento del riscaldamento globale.

La ricerca di base produce dati e applicazioni per continuare a sviluppare altra ricerca. Affinché ciò avvenga, i risultati degli studi devono essere accessibili e soprattutto riutilizzabili.

http://eprints.soton.ac.uk/262094/2/harnad-jacobsbook.pdf

Infatti, ciò che potrebbe sembrare irrilevante in certo ambito, se analizzato da una diversa prospettiva o con una tecnica differente, potrebbe rivelarsi una grande scoperta. Non a caso il Data e il Text meaning, l’analisi massiccia delle informazioni che, più o meno consapevolmente, diffondiamo ogni giorno in Rete, sono fondamentali per le moderne società; consentono di indagare i bisogni specifici delle comunità, comprendere meglio la natura umana, e sviluppare tecnologie mirate. http://www.cineca.it/sites/default/files/DataM.pdf

In questo senso la raccolta, l’elaborazione e la valutazione dei dati sono tra i fini anche delle Pubbliche amministrazioni. Sebbene l’Open Access nasca in ambito universitario, anche le PA investono tempo, personale e soldi, in ricerche e studi i cui risultati sono di interesse pubblico. Diffonderli, quindi, nel modo più ampio possibile, sarebbe auspicabile sia per una maggiore trasparenza, che per abbassare i costi della burocrazia.

Attualmente buona parte della documentazione della Pubbliche amministrazioni è online, ma manca un coordinamento fra i siti e fra le informazioni; insomma, se non conosci i termini esatti della tua ricerca, difficilmente riuscirai a raccapezzarti tra i documenti istituzionali. L’Open Access di fatto agevolerebbe l’interoperabilità e la rintracciabilità dei dati, soprattutto chiarirebbe quale uso è consentito farne. http://eprints.rclis.org/10902/1/open_access_e_pubblica_amministrazione_(roma_novembre_2007).pdf

Alcuni esempi di buone pratiche di Open Access sono rappresentati dall’archivio dell’Istituto Superiore di Sanità, con più di 2000 pubblicazioni, e dalla banca dati del CNR disponibile anche per realizzare il deposito legale a richiesta.

Concludiamo questo breve escursus tra gli ambiti di applicazione dell’Open Access accademico, soffermandoci sul settore che ne è forse il diretto prodotto, o per lo meno quello che ce ne mostra i vantaggi più concreti, l’e-Learning. La formazione telematica ha abbassato le barriere di accesso all’istruzione e grazie all’OA consente a chiunque, da qualsiasi parte del mondo provenga e di qualsiasi estrazione sociale, di accedere a pubblicazioni di altro profilo.

Molte università, istituzioni e fondazioni private pubblicano ora le loro ricerche tramite Open repository. Parliamo di eccellenze come Harvard, il MIT, l’University College di Londra, che ormai di prassi organizzano corsi online aperti, i cosiddetti MOOC, coprendo molte discipline, tra cui le scienze, le arti, l’economia. Una tendenza iniziata nei primi anni 2000 e che sembra destinata a continuare.

Secondo quanto riportato da Wikipedia, uno studio pubblicato nel 2010 ha mostrato che circa il 20% degli articoli dei ricercatori, sottoposti a revisione paritaria, possono essere ritrovati ad accesso aperto. Le scienze della terra rappresentano la quota più alta, con il 33% di OA. https://it.wikipedia.org/wiki/Open_access#Statistiche_di_adozione

È una buona notizia, visto che i ricercatori stimano che il Pil globale potrebbe crescere di circa 3 miliardi di dollari in più solo grazie agli Open data, soprattutto quelli prodotti in ambito accademico e scientifico.

@sonialombardo

Tutti ormai sanno (o credono di sapere) cosa significhi OA, la verità è…

  
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 “E’ da tempo che vado sostenendo (sia nei miei interventi pubblici, sia nelle lezioni che tengo) che piattaforme del tipo Academia.edu e Researchagate non sono Open Access, che le differenze ci sono e sono notevoli. Ma vedo che autori (numerosi docenti) che si dichiarano pro-OA depositano sistematicamente in questi network e disertano magari i loro archivi istituzionali.
Le ragioni ci sono e sono evidenti. In primis il carattere internazionale di tali piattaforme, la maggiore visibilità, la facilità d’uso nella condivisione, il potenziale impatto dovuto agli indicatori tipo Altmetrics… tutte funzionalità che mancano ai nostri archivi istituzionali, percepiti come luoghi “provinciali” e funzionali solo a questioni amministrative…
Relativamente ai problemi correlati al copyright, non è che in queste piattaforme non ci siano, ci sono anche in questi ambienti, se vi ricordate un paio di anni fa ci fu una guerra tra potenti proprio centrata sul copyright (ne ho parlato nel mio intervento a Messina nel novembre 2014). Ci fu un dibattito vivacissimo nelle comunità OA, scaturito proprio dal fatto che Elsevier aveva diffidato istituzioni accademiche e gestori di reti sociali e chiesto la rimozione delle versioni PDF finali editoriali non autorizzate di articoli scientifici, caricati nei siti web di università e nei repository di comunità sociali come Academia.edu.  L’azione suscitò un vero e proprio vespaio: da Twitter partì una campagna di denuncia che fece il giro del globo. Va ricordato che poco tempo prima Elsevier aveva comperato Mendeley, il social network concorrente a Academia.edu, di cui uno dei primi investitori fu il giornalista e politico oltre che ex Governatore della Banca d’Inghilterra Rupert Pennant-Rea, presidente del gruppo The Economist. Poco dopo The Economist ha pubblicato un articolo dall’eloquente titolo “Vietato sbirciare”, dove si denuncia il comportamento rigido e autoritario di Elsevier.
In altri termini si tratta di guerre tra potenti.
Per dire che i big stanno – ormai da tempo – percorrendo le vie dell’Open Access da una parte imboccando la via rossa (falso gold!) dall’altra usando piattaforme commerciali avversarie apparentemente con contenuti open (ma non OA) per rafforzare il loro establishment.
Il problema sta – IMHO – nel non aver compreso il vero significato dell’Open Access. Tutti ormai sanno (o credono di sapere) cosa significhi OA ma la verità è che non c’è stato in questi 20 anni un salto di qualità nell’evoluzione delle conoscenze dei processi e delle possibili strategie. In altri termini si è banalizzato il concetto di OA. Quindi gran parte della popolazione docente (autori) pur essendo pro- OA (e questo è un bene) ha però cognizioni superficiali. Una minoranza (pochi autori, ma molti bibliotecari e professionisti dell’informazione) ha idee chiare, ma spesso è visto come “talebano dell’OA” .
Insomma ci sono due layers di competenze e il business agisce fortemente nello strato superficiale, la massa.
Penso che ci vorrà tempo affinché il gap sia colmato. Penso anche che comunque queste manovre in cui i big entrano nell’OA proponendo modelli di OA surrogato se da una parte presentano dei rischi dall’altra comporteranno un riallineamento dei processi entro la catena della comunicazione scientifica, è inevitabile”.
Grazie a tutti
Antonella De Robbio

Antonella De Robbio
Coordinatore biblioteche del Polo Giuridico
CAB Centro di Ateneo per le Biblioteche
Universita’ degli Studi di Padova
Via Anghinoni, 3 – 35121 PADOVA (ITALY)

 

L’Università italiana nel rapporto ANVUR 2013: fotografia di un ritardo colmabile

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Ogni due anni, l’ANVUR, redige un rapporto sullo stato del sistema universitario e della ricerca corredato da interessanti raffronti internazionali.

In attesa della presentazione del prossimo rapporto prevista per il 24 maggio 2016 alle ore 15.00 presso l’Auditorium Antonianum a Roma, vi proponiamo una fotografia di quanto emerge sul sistema universitario italiano.

Nel rapporto ANVUR 2013 vengono presi in esame molti dati interessanti arricchiti da numerosi grafici ma non potendo trattare in maniera esaustiva l’ampia materia oggetto del Rapporto ci limiteremo ad analizzare qualche dato e, per ogni approfondimento, vi rimandiamo a visionare il Rapporto completo.

Il primo capitolo, dedicato ai “Laureati in Italia nel confronto internazionale” e redatto dal CNVSU (Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario), evidenzia la criticità relativa alla realizzazione di confronti omogenei tra i sistemi universitari dei diversi Paesi europei a causa di informazioni non sempre paragonabili in maniera agevole.

Il profilo dell’Italia appare, fin da subito, in ritardo rispetto ai Paesi presi in esame collocandosi tra gli ultimi posti per quota di popolazione in possesso di un titolo di istruzione terziaria ed evidenziando un alto tasso di abbandono durante il percorso universitario. A questi primi due dati, si aggiunge un terzo: l’assenza del parametro ISCED 5b ovvero l’assenza di corsi a carattere professionale con, di contro, l’imperante presenza di “corsi a prevalente contenuto teorico”.

Dall’analisi realizzata nel Rapporto, il ritardo italiano è riconducibile anche a carenze presenti nell’istruzione secondaria e terziaria che non riesce a svolgere in maniera adeguata il proprio ruolo di orientamento ed inserimento dei giovani all’interno dei percorsi universitari. Quindi, il ritardo italiano è una naturale conseguenza del più generale ritardo dell’intero Paese “nell’innalzare il livello di istruzione nei gradi inferiori della scuola primaria e secondaria consentendo così, ad ampi strati della popolazione di accedere all’istruzione terziaria”. A ciò si aggiungono un bassissimo ingresso di studenti stranieri (in molti altri Paesi, l’entry rate è sostenuto proprio da un cospicuo afflusso di questi ultimi), un basso tasso di studenti di età matura che decidono di intraprendere un percorso universitario a cui corrisponde l’età media più bassa d’Europa degli immatricolati. Infine, alla complessa fotografia del nostro Paese va aggiunta l’alta percentuale di fenomeni di dispersione universitaria (abbandoni, inattività, ritardi negli studi, ecc.).

La strategia di Lisbona e la strategia Europea 2020 hanno fissato gli obiettivi e gli indicatori per la cooperazione europea nel settore dell’Istruzione e della formazione prevedendo sia azioni comunitarie che azioni programmatiche da parte delle singole politiche nazionali.

Con riferimento all’istruzione terziaria, per l’intera Unione Europea è stato definito l’obiettivo di innalzare la quota dei laureati nella popolazione compresa tra i 30 e i 34 anni al 40% entro il 2020” e l’Italia ha definito un obiettivo del 26% cioè una quota di circa 4 punti superiore a quella del 2012.

Il quadro che dipinge la situazione universitaria italiana è tutt’altro che soddisfacente ma, a onor del vero, va precisato che il Rapporto ANVUR evidenzia i molti progressi realizzati dal nostro Paese pur sottolineando che “anche qualora si riuscisse a raggiungere l’obiettivo fissato, l’Italia manterrebbe un ritardo notevole rispetto alla media europea”.

A questo punto, non ci resta che attendere il prossimo Rapporto ANVUR!

Curiosi di “vedere la prossima istantanea dal mondo universitario”?

Francesca Magno

#IOLEGGOPERCHE’

Students - Happy teenager with book

#ioleggoperché
Un’iniziativa nazionale di promozione della lettura organizzata dall’Associazione Italiana Editori, fondata sulla passione dei lettori di ogni età ed estrazione.
Dopo il successo del 2015, che ha visto la mobilitazione di migliaia di persone e la consegna di 240mila libri in tutta Italia, nel 2016 #ioleggoperché cambia veste per diventare una grande raccolta della durata di 9 giorni a sostegno delle biblioteche scolastiche, e un motore di nuove iniziative all’interno delle aziende e del mondo del lavoro.
Da sabato 22 a domenica 30 ottobre nelle librerie aderenti sarà possibile acquistare libri da donare alle scuole dei tre ordinamenti: primarie e secondarie di primo e secondo grado. Non solo. Gli editori raddoppieranno i libri acquistati dagli italiani, mettendo a disposizione degli istituti un numero pari di volumi. L’obiettivo comune è di popolare di migliaia di testi le biblioteche degli istituti scolastici che avranno aderito al progetto e ne avranno fatto richiesta.

 

#messaggeri

I Messaggeri di #ioleggoperché anche quest’anno sono il cuore pulsante dell’iniziativa.

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Lettori forti, studenti appassionati, insegnanti attivi, genitori e nonni sensibili, librai e bibliotecari motivati e tutte quelle persone che vogliono far parte di un grande progetto di ingaggio sociale e di promozione della lettura. Ognuno con la propria motivazione e la libertà di scegliere il grado di coinvolgimento, porteranno #ioleggoperché nelle librerie, nelle scuole, nelle aziende, sul web e ovunque sarà necessario supportare e incentivare la raccolta. Portavoce dell’iniziativa, promotori di eventi, i Messaggeri 2016 diffonderanno, con nuova energia, il loro straordinario e appassionante amore per i libri.

 

#ioleggoperché nelle aziende


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#ioleggoperché non è solo iniziativa culturale, ma anche economica, politica e civile, perchè la lettura è un fenomeno strettamente correlato con lo sviluppo economico e democratico di un paese. Grazie alla collaborazione con Confindustria-Gruppo tematico Cultura, nel 2016 gli imprenditori sono invitati ad aderire al progetto, dotando la propria azienda di una biblioteca e di un patrimonio librario.

Le nuove biblioteche aziendali offriranno una scelta varia, in grado di rispondere alle esigenze di tutti e non saranno semplicemente delle raccolte di manuali e testi professionali. Sposeranno pienamente lo spirito dell’iniziativa: la passione per i libri e la lettura di ogni genere.

fonte: aie

www.ioleggoperche.it

 

EduOpen, l’Università gratuita e aperta per tutti


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Chi non ha mai sognato un’Università online gratuita e aperta a tutti? Chi non ha mai desiderato di seguire dei corsi universitari (anche) in italiano tenuti da docenti qualificati? Chi non ha mai sperato di ottenere la certificazione delle competenze e dei crediti universitari interscambiabili tra i vari Atenei? Sembra fantascienza ma… Oggi, con EduOpen, si può!

EduOpen è la prima piattaforma italiana online di corsi universitari totalmente gratuiti e aperti a tutti (Mooc). Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Istruzione con 100 mila euro, conta un network di 14 Atenei pubblici, 68 corsi in catalogo (di cui 9 già attivi) tutti distribuiti in creative commons. Prevede inoltre, la certificazione delle competenze e dei crediti universitari sottoforma di “badge”.

In precedenza, l’Università Federico II di Napoli con la sua piattaforma di e-learning Federica.eu, è stata capofila del progetto europeo Emma (acronimo di European Multiple Mooc Aggregator) ma, in Italia, non esisteva ancora una piattaforma capace di essere un’opportunità didattica innovativa accessibile e rivolta a tutti, dai giovani ai pensionati, dai professionisti agli insegnanti”. 

La totale gratuità dei corsi ed accessibilità delle lezioni fruibili direttamente in rete fanno di EduOpen l’apripista verso un nuovo modo di vivere l’Università italiana che è sinonimo di rivoluzione ed innovazione senza precedenti.

E’ una vera e propria pietra miliare nella Storia Accademica Italiana perché consente agli utenti iscritti (sono già oltre 4 milioni!) di costruirsi percorsi autonomi e piani personalizzati di apprendimento usufruendo anche, all’occorrenza, della possibilità di seguire più corsi contemporaneamente. La scelta è veramente ampia, ne citiamo alcuni: dal corso tenuto dall’Università del vino di Borgogna, al corso “Imaparare ad imparare: i DSA nella scuola delle competenze” passando per corsi dedicati alla tecnologia e all’Antropologia della Salute.

La parola d’ordine è accessibilità della cultura accademica su larga scala che non va, però, a sostituirsi alla valenza dei corsi universitari in loco ma ne diventa valore aggiunto in un’epoca in continua evoluzione. Il digitale, anche in questo ambito, è l’elemento-ponte tra due mondi solo apparentemente inconciliabili: mette in relazione la secolare tradizione universitaria italiana con le potenzialità del web.

Diciamocelo con franchezza, con EduOpen andare all’Università non è mai stato così semplice! A questo punto non resta che collegarsi alla piattaforma e diventare attori-protagonisti della propria formazione.

Pronti per l’iscrizione?

Francesca Magno

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