Febbraio 2016

Cineca e open access esempio di binomio positivo

cineca

Non solo social network quando si parla di Open Access, ma anche eccellenti esempi di repository istituzionali che funzionano, uno su tutti, in Italia, Cineca, il National Open Access Desk.
Nato come consorzio di quattro atenei nel 1969, Cineca è, a differenza dei più famosi social network, uno strumento in mano ai ricercatori che non ha scopo di lucro.
Le università, che da 4 sono arrivate a 70, non sono le uniche a fare parte di questa importante istituzione: partecipano, infatti, anche quattro enti nazionali di ricerca, il MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e numerosi partner (33 paesi europei, partner tecnologici…).

La sua costituzione in forma di consorzio è dovuta all’ingente investimento di forze economiche e di personale che, negli anni ’70, nessun ateneo avrebbe potuto sostenere singolarmente. L’obiettivo era, ed è rimasto, quello di fornire alle università italiane le tecnologie più potenti e all’avanguardia disponibili sul mercato, utili allo sviluppo della ricerca scientifica: dall’acquisto del primo supercomputer si è infatti passati alla fornitura di servizi, mettendo a disposizione della ricerca sistemi gestionali e amministrativi per le università, la pubblica amministrazione e i privati.
Oggi, Cineca è il più importante intermediario tecnologico fra Università e MIUR, punto di riferimento nel dialogo fra pubblico e privato, fra atenei, ricerca, industria e pubblica amministrazione.

Ma che cosa ha a che fare Cineca con l’Open Access? Cineca è stato protagonista nel rendere possibile lo sviluppo dei principi e delle tecniche del movimento OA in Italia, mettendo a disposizione dei ricercatori e delle università gli strumenti e i servizi necessari per la creazione di repositories istituzionali, diventando infrastruttura per la pubblicazione di riviste accademico-scientifiche ad accesso aperto.

Non solo… Cineca ha sviluppato PLEIADIPortale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali”, servizio nazionale che offre un accesso centralizzato alla letteratura scientifica presente negli archivi OAI istituzionali delle università e dei centri di ricerca italiani.

Il contributo di Cineca all’accesso aperto ha portato alla sviluppo di IRIS, una piattaforma di gestione dei dati della ricerca che contiene diversi moduli fra cui gli open archives delle singole università, repositories che raccolgono la produzione scientifica delle comunità accademiche.
Qui si possono registrare le pubblicazioni in un archivio aperto, massimizzandone la diffusione e condividendole con l’intera comunità scientifica nazionale e internazionale.

IRIS è compatibile con lo standard CERIF, grazie al quale è possibile sperimentare nuove forme di collaborazione scientifica e di peer-reviewing, di finanziamento per la pubblicazione OA della produzione scientifica e rafforzare la collaborazione con realtà internazionali.

Ma quali sono i vantaggi per chi pubblica su Cineca? Quelli che tutti i repository istituzionali garantiscono: massima visibilità, peer review, estrazione ed estrapolazione dei dati grazie al data mining, conservazione a lungo termine delle produzioni caricate, conformazione alle discipline di ateneo per l’accesso aperto.

Academia.edu: quando il social si fa scientifico, ed i ricercatori diventano socievoli

academia

Academia.edu, un social media proprietario, è stato lanciato nel settembre del 2008 da Richard Price come piattaforma su cui ricercatori e studiosi hanno la possibilità di condividere le proprie ricerche, monitorare l’impact factor grazie a un pagina di analytics, tracciare le ricerche di altri studiosi che seguono.

Dal proprio profilo personale, simile a quello di Facebook, si possono uploadare articoli, pubblicazioni in pdf, saggi, rimandare a un proprio testo su Google Books. Ogni upload viene monitorato e Academia.edu invia una notifica tramite mail ogni qualvolta il profilo personale o un articolo sono visitati: gli analytics forniscono giorno e ora del contatto, motore di ricerca, keywords e nazionalità di chi ha visitato il contenuto.

Come LinkedIn, questo social media mette in contatto professionisti accomunati da interessi, progetti, ambiti di studio; come Facebook, promette (e mantiene) visibilità immediata delle proprie pubblicazioni.

Ad oggi Academia.edu conta 32.236.894 accademici iscritti, e un numero davvero notevole di papers, che supera i 9.0000 ed è in continua crescita; i visitatori unici sono oltre 36 milioni… una numerica da leccarsi baffi e che fa invidia a ogni archivio istituzionale!

Nonostante il suo dominio “.edu” possa tratte in inganno, Academia è un progetto commerciale, che ha raccolto oltre 17 milioni di dollari da diversi investitori e che si pone come strumento ad uso dei ricercatori, condividendo, almeno in teoria, lo scopo principale del movimento Open Access: quello di dare ai ricercatori e alle proprie opere massima visibilità, con possibilità di peer review anche immediata.

Tuttavia, come social media proprietario, Academia.edu non ha nulla a che fare con i repository open access e la questione è al centro della “battaglia”. Tanto che L’Office of Scholarly Communication dell’University of California ha sentito la necessità di pubblicare un articolo (A social networking site is not an open access repository) per mettere a conoscenza i professionisti dei rischi che corrono pubblicando in un social media proprietario, primo fra tutti il rischio di fallimento.

Come ogni impresa privata potrebbe fallire o essere acquisita da altri e, in tal caso, tutte le pubblicazioni scomparirebbero insieme alla piattaforma.

A differenza dei repository e degli archivi aperti istituzionali e disciplinari, pubblici, Academia.edu ha come scopo principale il guadagno e quali vie potrebbe prendere un social network di questo tipo per aumentare il giro d’affari? Una prima strada è il pagamento, da parte degli utenti, di una somma per l’iscrizione.

Un secondo rischio riguarda il diritto d’autore: i ricercatori che pubblicano su Academia.edu autorizzano l’azienda a produrre opere derivate dai loro lavori firmando le policy di iscrizione, quindi gli autori rischiano di essere “derubati” del proprio lavoro. Inoltre, Academia può vendere dati a terzi: nonostante il CEO abbia affermato che la vendita dei dati è volta solamente al miglioramento della qualità delle decisioni di istituzioni di ricerca e sviluppo, i rischi di questa vendita non sono da sottovalutare. Come sostiene Gary Hall, il movimento Open Access viene aggirato dalle logiche finanziarie di sfruttamento dei flussi di dati generati dagli accademici: una quantità di dati non comparabile a quella di archivi istituzionali, che mette a serio rischio i principi dell’OA.

Il dibattito rimane aperto e il campo di battaglia non è neutrale… Da un lato Academia.edu o altri social media proprietari come ResearchGate potrebbero rappresentare un nuovo modo di fare Accesso Aperto, rispondendo alle necessità di visibilità, carriera, reputazione, auto-promozione degli accademici; dall’altro gli obiettivi dell’Open Access sono ben diversi. Pubblicare il proprio lavoro su un social media proprietario è eticamente e politicamente molto diverso rispetto alla pubblicazione su archivi ad accesso aperto istituzionali perché lo scopo, appunto, non è più quello di mettere il proprio lavoro a disposizione di tutti, apertamente e gratuitamente, in modo che possa avere una rapida diffusione volta al progresso della ricerca e delle conoscenza!

L’uomo è per sua natura vanitosa, ma come Dante ha scritto nella sua Divina Commedia, forse, dovremmo considerare che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

Open o non Open? I vantaggi dell’Accesso aperto per autori, ricercatori, istituzioni

Open-Access

La ricerca scientifica finanziata da enti pubblici e la libera circolazione dei contenuti sono il primo passo per la diffusione della conoscenza, linfa vitale della virtù, come sosteneva Socrate, e obiettivo del movimento Open Access: la diffusione della conoscenza permette, infatti, di avere contributi sempre più ricchi, sia a livello internazionale che a livello interdisciplinare.
Ma chi sono gli attori principali di questa trama? Chi ottiene vantaggio dalla pubblicazione Open Access? Ebbene, in questo spettacolo ci sono solo protagonisti: autori, ricercatori, biblioteche e università, enti finanziatori e comunità scientifica.
Atto I – I vantaggi dell’Open Access per i ricercatori, primi protagonisti di questa rappresentazione, sono molti e svariati. In primo luogo hanno un accesso facilitato a tutti i progetti collegati al loro: ricerche precedenti, ricerche contemporanee inerenti all’ambito che stanno trattando, possibilità di visionare esperimenti ed esperienze sia con esito positivo che negativo. Hanno accesso immediato a dati e risultati che permettono loro di dedicarsi pienamente al loro studio, senza investire tempo prezioso in ricerche già effettuate da altri. L’accesso a risultati pubblicati su riviste a pagamento è sicuramente importante, ma avere la possibilità di fare riferimento a un numero sempre maggiore di casi, e in modalità gratuita, permette una velocizzazione della ricerca.
Come un aiutante buono l’Accesso Aperto mette a disposizione dei ricercatori il data mininig e il text mining: come una bacchetta magica, software molto articolati riescono, grazie a complessi algoritmi, a mappare grandi quantità di dati e testi (solo a libero accesso) dando in un brevissimo tempo risultati categorizzati in modo allo stesso tempo flessibile e organizzato. Si possono individuare gruppi tematici, classificare documenti, estrapolare associazioni fra diverse categorie (argomenti, autori, temporali…), ma anche estrarre con semplicità informazioni dettagliate!

Atto II – I ricercatori, con un cambio di maschera, diventano autori e come tali godono di tanti vantaggi, primo fra tutti una visibilità maggiore e immediata. Il lavoro, una volta pubblicato, inizia un tour che porterà la ricerca in ogni angolo del mondo, immediatamente disponibile per una platea nazionale, internazionale (l’internazionalizzazione è uno dei requisiti della ricerca scientifica) e interdisciplinare. Il pubblico, sempre più vasto, potrà allora giudicare l’opera e l’operato, prendere in considerazione i risultati, studiarli, elaborarli e citarli! Le citazioni crescono esponenzialmente, creando un interesse sempre maggiore attorno alla pubblicazione e all’autore, dandogli sempre maggiore visibilità.
Non solo: l’open access si basa sulla peer review. I risultati verranno valutati, commentati, supportati da altri ricercatori, possibilità che comporta un continuo sviluppo del lavoro perché non saranno solo i referee a valutare la validità del progetto, ma potenzialmente tutti i ricercatori, permettendo che la ricerca abbia sempre nuovi spunti di riflessione e di sviluppo.
Questo significa accelerare il processo della conoscenza, ma anche creare un’alternativa all’Impact Factor, l’indice che misura il numero medio di citazioni di una ricerca pubblicata su una rivista scientifica ricevute nei due anni precedenti rispetto all’anno della valutazione: una ricerca potrà essere ripresa online, aumentando esponenzialmente il numero di citazioni dirette e indirette e il suo impatto nell’ambiente scientifico, anche immediato.

Atto III – In questo atto protagoniste sono le istituzioni: biblioteche e università, istituti di ricerca ed enti di finanziamento, ottengono numerosi vantaggi dall’OA.
Partiamo dalle biblioteche, dalle università e dagli istituti di ricerca: grazie al sistema ad Accesso Aperto hanno un’alternativa economica agli abbonamenti alle riviste scientifiche: abbattono i costi -nel caso delle università a un’economia di scala-, ottengono una varietà di fonti sempre maggiore a disposizione del proprio personale e, inoltre, il materiale è raccolto in un unico punto di accesso. Lo sfruttamento dell’anagrafe della ricerca permette un risparmio in termini di costo/tempo, che può essere impiegato per la ricerca stessa.

Ultimo, ma non per importanza, le università possono utilizzare l’Open Access come loro palcoscenico, una splendida occasione per dare maggiore visibilità ai proprio attori-ricercatori e alle pubblicazioni accademiche.
Gli enti di finanziamento, infine, come producer dalla vista acuta, hanno un ritorno economico e di prestigio grazie alla massima visibilità e diffusione delle ricerche da loro finanziate.

Quale miglior conclusione del lieto fine? La comunità scientifica è la vera star del teatro: le ricerche hanno la massima diffusione, sono immediatamente disponibili (possibilità di download immediata), sono a disposizione di tutti, il dibattito ne trae giovamento!

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