Gennaio 2016

Le 4 W dell’Open access: chi, cosa, come, perché pubblicare con Accesso Aperto?

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Il movimento Open Access, sempre più diffuso a livello mondiale, rimane perlopiù sconosciuto alle persone che non frequentano l’ambito accademico… Vi state chiedendo “perché”?
La risposta è in uno dei principi stessi dell’OA, nella prima “W”, ossia cosa: le pubblicazioni ad accesso aperto sono pubblicazioni relative alla ricerca, sia essa scientifica o umanistica.
Questo segmento editoriale, infatti, coinvolge esclusivamente le università e gli istituti scolastici favorendo la circolazione di lavori, dati, ricerche, risultati e mettendoli a disposizione della comunità scientifica internazionale, così che possa trarne vantaggio in diversi modi.

L’Open Access è nato proprio con lo scopo di favorire lo sviluppo della ricerca (siamo alla seconda “W”, perché) e questo è anche uno dei suoi principi: aumentando la circolazione delle produzioni si favoriscono automaticamente il dibattito proficuo sui lavori più recenti e una collaborazione anche a distanza.

Questa branca dell’editoria si occupa di pubblicare e divulgare testi che nell’editoria classica non sono retribuiti economicamente, ma che portano numerosi vantaggi al proprio padre intellettuale creando una vibrante cassa di risonanza attorno a lui e al suo operato (terza “W”, chi) e, qui, la domanda sorge spontanea: sfruttando l’OA e usandolo come canale di diffusione dei risultati di ricerche finanziate soprattutto da fondi pubblici, si perde il diritto d’autore?
Come scritto nell’articolo dedicato alle origini del movimento i ricercatori mettono a disposizione di tutti i frutti del proprio lavoro, tuttavia non ne perdono la proprietà intellettuale! Ecco, quindi, un altro dei principi guida dell’accesso aperto.
Ma chi può pubblicare? Tutti? Si e no: chiunque abbia capacità e titoli idonei e segua un progetto di interesse generale può diffondere il proprio operato e diventare autore. Tuttavia l’effettiva pubblicazione avviene solo dopo che il comitato preposto alla peer review ha validato il lavoro (quarta “W”, come), instaurando quel circolo che permette alla dialettica di seguire il suo naturale corso, portando ogni lavoro ad essere sintesi e premessa allo stesso tempo.

Proprio di filosofia, morale e politica si tratta! L’Accesso Aperto, infatti, trae le sue origini dalla necessità di creare un dibattito libero, aperto, gratuito e di facile accesso: solo dal confronto, da una conversazione polifonica, possono nascere nuove idee, che si tratti di un periodo di “scienza normale” o di “rivoluzione scientifica, come sosteneva T. Khun nel suo La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962).

Giada Piantanida

2015: Il cartaceo vende più dell’ebook

fonte: aie.it (associazione italiana editori)

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Torna positivo, dopo cinque anni di segni meno, il mercato del libro in Italia. E’ questa la più importante evidenza dell’analisi dell’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2015.
E’ l’alba di un giorno nuovo? Il 2015 rappresenta l’anno della svolta: torna infatti timidamente a crescere la lettura di libri di carta e in parallelo rallenta – anche se impercettibilmente – quella di libri digitali, si mixa ancor più la produzione di libri di carta e digitali, ma soprattutto torna positivo il mercato, che per i libri di carta registra un +0,7% nei canali trade (dato Nielsen per AIE). Se si considera tutto il mercato – fatturato ebook e tutti gli altri canali (fiere, bookshop museali, etc..) – secondo le stime dell’Ufficio studi AIE, il 2015 chiude con un +1,6% sull’anno precedente.

Torna a crescere la lettura di libri di carta in Italia: la lettura di libri nella popolazione con più di 6 anni è tornata a crescere nel 2015 (elaborazione AIE su dati Istat, +1,2% = 283.000 persone in più che leggono) e riguarda oggi 24milioni di persone. E’ tornata a crescere in particolare tra i lettori deboli e occasionali. Le fasce dei bambini e ragazzi (6-14enni: 46,5%), le fasce pre-scolari (63%) e gli Young Adults (52,5%) continuano a leggere più libri rispetto alla media della popolazione italiana, che si attesta al 42% (lettori di almeno un libro non scolastico nell’anno). …e rallenta quella degli ebook: la lettura di e-book rallenta nel 2015 (elaborazioni Ufficio studi AIE su dati Istat, -5,6% = 277.000 persone in meno) ma continua a riguardare una parte di popolazione italiana sostanzialmente stabile di 4,5-5milioni di persone. I due indicatori, lettura di libri di carta e lettura di ebook, non si possono sommare (per il diverso tipo di rilevazioni) ma i due dati, se analizzati insieme, confermano che ormai è cambiato il mix con cui il lettore combina carta e digitale secondo le sue necessità quotidiane.

Anche la lettura di e-book tra i 15-19enni è quasi il doppio (15,3%) rispetto alla media: 8,2%.  Cresce l’offerta di titoli, tra carta e digitale. E cresce la vendita di diritti all’estero: gli editori hanno pubblicato nel 2015 62.250 (elaborazioni Ufficio studi AIE su dati IE – Informazioni Editoriali) diversi titoli in formato cartaceo, a cui si aggiungono ben 56.727 titoli in digitale: gli ebook rappresentano il 91,1% delle novità pubblicate nell’anno. Cresce anche la vendita dei diritti all’estero, al punto che la vendita dei diritti (+11,7%) cresce più dell’acquisto (2%). E’ segno più nel mercato del libro. Cresce (poco) il mercato ebook: il 2015 chiude per i libri di carta nei canali trade (librerie, librerie online e grande distribuzione), secondo i dati Nielsen per AIE, con un +0,7% (e raggiunge gli 1,202miliardi di euro) a valore e con un -2,1% sul 2014 a copie (sono state vendute 90,9milioni di copie di libri: il dato negativo dovrebbe però essere compensato ampiamente dai download degli e-book).

Il segmento Bambini & Ragazzi è quello che nel 2015 ha trainato di più la crescita sia a copie che a valore: rappresenta nei canali trade – esclusa la grande distribuzione – il 17,4% del valore e il 22,9% delle copie (con il 10,3% dei titoli pubblicati). La non fiction generale –  ovvero i libri di politica, attualità, religioni – con un +0,6% a valore e un +1,2% a copie ha contribuito al risultato positivo complessivo. Bene anche la fiction, che chiude in crescita a valore (+2,6%) ma negativa a copie (-1,4%, forse compensata dai download degli ebook). La vendita di ebook nel 2015 ha raggiunto, secondo le stime dell’ufficio studi AIE, i 51milioni di euro: il 4,3% delle vendite trade.  Tre quarti degli italiani comprano i libri in libreria. Bene le librerie indipendenti – Quasi tre quarti della spesa dei lettori italiani nell’acquisto di libri (72,2%) continua a passare attraverso la libreria. Cresce il peso delle catene (che raggiungono quota 41,2%) e cresce, di poco ma dando un segnale positivo, anche quello delle librerie indipendenti (che si attestano al 31%). Gli store online – al netto della vendita di ebook – pesano il 13,9%, tanto quanto la grande distribuzione organizzata.

Il commento – “Questi risultati positivi, dopo anni di sofferenza – commenta il responsabile dell’Ufficio studi AIE, Giovanni Peresson –, indicano che anche il libro, prodotto anticiclico per eccellenza, si è collegato all’andamento economico generale e quindi diventa sempre più decisivo il livello di qualità delle proposte editoriali. Segue un trend positivo, che interessa anche gli altri paesi europei: con l’eccezione della Germania, il mercato del libro cresce infatti nel 2015 in tutti i principali Paesi UE. Ciò che è cambiato è il lettore: più autonomo, disincantato, flessibile. Qui si giocherà la partita vera del 2016”.

Open access accademico: origini e sviluppi

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Recente ma ricca è la storia dell’Open Access, movimento nato intorno al 1999 con la fondazione dell’OAI.

Nel 1990 Tim Berners Lee lancia il World Wide Web e questo rende possibile la pubblicazione delle prime riviste online gratuite nel 1991, stesso anno in cui Paul Ginsparg dà vita ad arXiv, il primo archivio aperto.
Ma che cos’è l’Open Access? E’ un movimento nato nel mondo accademico come risposta concreta alla crisi del modello editoriale scientifico, con lo scopo di permettere la circolazione sul web di informazioni relative alla ricerca scientifica e utili alla sua crescita in modo immediato e gratuito.
Ognuno può, quindi, pubblicare i risultati del proprio lavoro per contribuire allo sviluppo del sapere e la garanzia di qualità è affidata alla peer review, permettendo anche ad altri di collaborare offrendo il proprio contributo.
In questo nuovo modello di editoria i documenti vengono depositati in archivi istituzionali e pubblicati in riviste Open Access, garantendo massima visibilità della produzione intellettuale all’interno della comunità scientifica.

Ma torniamo alla nostra storia! Il 1999 è un anno indimenticabile: nasce OAI (The Open Access Initiative) che si impegna a sviluppare e promuovere standard di interoperabilità che supportino e facilitino la pubblicazione efficiente di contenuti. Tre anni dopo, nel 2002 è il momento del Budapest Open Access Initiative (BOAI): il giorno di San Valentino viene pubblicata la definizione di Open Access nel manifesto comunemente considerato l’atto costitutivo del Movimento. Nel documento vengono proposte le linee guida relative alle strategie di realizzazione (Green road e Gold road) e il suo scopo chiama in causa tutte le discipline e tutti i Paesi.

A questa prima dichiarazione ne sono seguite altre due nel 2003: il Bethesda Statement on Open Access Publishing (Dichiarazione di Bethesda) e la Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities (Dichiarazione di Berlino) nelle quali vengono definiti i due requisiti fondamentali che una pubblicazione OA deve rispettare:

a. “garantire a tutti i possibili utenti il diritto di accesso gratuito e l’autorizzazione libera, irrevocabile, estesa e perpetua, a riprodurre, scaricare, distribuire, stampare per uso personale l’opera dell’ingegno di cui l’autore rimane unico detentore dei diritti materiali e immateriali, purché ne sia riconosciuta la paternità intellettuale”;
b. “essere depositata in un archivio in linea che impiega standard tecnici adeguati e in un formato elettronico che rispetti uno standard riconosciuto a livello internazionale”.

In Europa il movimento è sostenuto dall’Unione Europea e in Italia dal CRUI che, nel 2004, promosse il convegno «Gli Atenei italiani per l’Open Access: verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca». E’ in questa occasione che gli Atenei italiani si impegnano a promuovere i principi dell’Open Access firmando la Dichiarazione di Messina.

In Italia la regolamentazione arriva nel 2013, quando il 3 ottobre viene approvata la Legge 7 ottobre 2013 n.112, una norma che garantisce l’accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici e l’anno successivo, con la Road Map 2014-2018 (Messina), gli Atenei italiani si impegnano a sostenere l’attuazione di politiche istituzionali per lo sviluppo dell’Open Access, ma quale sarà lo sviluppo del movimento?

E gli sviluppi? Come ogni movimento anche l’Open Access non si ferma mai: il moto perpetuo, la produzione e pubblicazione, rispecchiano l’insaziabile sete di sapere che caratterizza l’uomo e proviamo a immaginare come saranno le pubblicazioni del futuro… come sostiene Jean-Claude Guédon “It may be a surprise to discover that the very notion of “journal” may act as a form of blockage, but this is the case if the journal is taken as a proxy of the Great Conversation”.
Giada Maddalena Piantanida

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